RF. Un campione

Premessa: io non so giocare a tennis. Ci ho provato poco in realtà, più di 15 anni fa, in una lezione di ginnastica autogestita (potevamo scegliere uno sport da provare). È stata una avventura terribile: lisciate e totale incapacità di mandare la pallina dove volevo. Ho rinunciato. Probabilmente è stato meglio così, eh! Oppure ho rinunciato troppo in fretta, chi lo sa.

Mi ricordo la primissima partita che gli ho visto giocare. Era la finale di Wimbledon del 2003, contro Mark Philippoussis.

Quel giorno, ero a casa dei miei genitori: mio papà segue praticamente qualsiasi sport capiti in tv, e anche quel giorno la tv era accesa su un evento sportivo che personalmente conoscevo solo superficialmente: il torneo di Wimbledon.
Entrata in salotto, mio padre mi disse: “sai, se vince questa partita, Roger Federer diventerà il primo svizzero ad aver vinto Wimbledon. È bravo, sai? Guarda la partita con me, vuoi?” E così, mi sedetti sul divano. All’epoca, Roger aveva i capelli lunghi, legati in un codino (lo preferisco ora, almeno in quanto a look), e con lui c’era già la sua Mirka. Sono bastati pochi colpi, per restare incantata e affascinata dalla sua eleganza, dalla facilità con cui sembra sempre capire come colpire al meglio e come anticipare l’avversario… da lui insomma.

Qui, alcuni momenti di quella finale.

Era un ragazzo di quasi 22 anni, che alla sua prima vittoria in un grande slam si è commosso fino alle lacrime. Lo stesso, mi disse mio padre, era capitato pochi anni prima, quando aveva battuto il suo idolo di sempre, Pete Sampras, sempre a Wimbledon.
Una partita che sono poi recentemente andata a cercare su youtube, e di cui esistono alcuni highlights:

Dopo la sua vittoria a Wimbledon nel 2003, ormai Roger Federer era entrato nel mio cuore. E la sua incredibile carriera era appena agli inizi… Ripensare a tutte le gioie e anche, ammettiamolo, le inc****ture che mi ha fatto vivere quest’uomo è quasi impossibile.

Come dimenticare gli anni di sfide quasi continue con la sua nemesi, Rafael Nadal? Dapprima al Roland Garros, lo Slam sulla terra rossa, dove lo spagnolo ha sempre predominato, poi su tutte le superfici: sono state giocate, da questi due giocatori, partite incredibili, come la tesissima finale di Wimbledon del 2008, interrotta per la pioggia per alcune ore, e infine vinta dallo spagnolo con un quinto set giunto al punteggio di 9-7…
Una maratona, che mi ha lasciato una tensione incredibile per diversi minuti dopo la fine del match.
Eccovi l’ultimo amarissimo (per me) game della partita:

Oggi, con 16 Grandi Slam vinti, 6 Masters, 18 tornei Master 1000, una somma di 70 finali vinte su 100 giocate (!!) e una serie impressionante di settimane in testa alle classifiche mondiali (e moltissimi altri record dopo: basta un giro sulla pagina Wikipedia a lui dedicata per capirlo), Roger forse non è più esattamente quello del suo periodo d’oro (il 2003-2007, in cui vinceva praticamente tutto). Però, quando scende in campo, sa ancora sorprendere. Con colpi che nessun altro al mondo saprebbe fare e soprattutto con la naturalezza che sa metterci: non sembra mai doversi sforzare troppo, per fare certi colpi o dare precisi effetti alla pallina. Chi sa giocare a tennis dice che è ancora più bello ammirarlo giocare, perché sai apprezzare meglio quanto alcuni suoi colpi sono impossibili.
Accanto a lui, c’è sempra la sua Mirka: ex tennista che lo segue ovunque, incontrata sui campi da tennis e che, nel 2009, lo ha reso papà di due gemelline.

Roger Federer è stato dato per finito diverse volte negli ultimi 3 anni, eppure è ancora lì, al vertice: 3° nella classifica ATP, impegnato in diversi tornei, e alla ricerca di un nuovo record da abbattere. C’mon!!!!

Girovagando in youtube si trovano anche video molto simpatici.
Pensando alla classe e alla calma che sembra quasi dote innata in Roger, vederlo nel 2001 a Roma contro Safin in questo video è secondo me davvero buffo:

In questo video, invece, Roger viene intervistato da un giornalista della CNN, che dopo l’intervista in inglese chiede di poter ripetere alcune domande in spagnolo:

Famosissimo, il video in cui lui e Nadal, dimostrando la grande amicizia che li avvicina fuori dal campo, si lasciano andare alle risate mentre promuovono un match di beneficienze della RF Foundation:

E infine, ho scoperto da poco quanto si divertono i tennisti nei match esibizione: ecco un match giocato in australia, “Hit for Haiti”. Il video dura oltre un’ora ma ci sono davvero parti esilaranti ghghghgh

Diciamolo: adoro Roger Federer!!!

TAGS

Downton Abbey

Premessa: mi rendo conto che, sempre più spesso, quando stacco per le vacanze stacco un po’ da tutto. Sarà che mi sposto (un po’ qui, un po’ a Pavia) e che passo più tempo con lui (ci vediamo così poco che mi sembra di trascurarlo se mi dedico ad altro)… Non so. So che anche nelle due settimane delle feste ho staccato. E mi sono riposata ancora. E adesso che il nuovo anno è ampiamente iniziato, rieccomi.

Grazie per esser passati a lasciare un saluto e un augurio: ricambio di cuore. Vi auguro un 2012 fantasmagorico, perfetto ed esattamente come voi lo desiderate.

Oltre a questi pensieri sparsi (tentativo goffo e maldestro di scusarmi per la mia assenza), vi parlo anche di una serie televisiva che ho seguito negli ultimi mesi e che anche Rete 4 ha mandato in onda da poco: Downton Abbey.
È una serie inglese di ambientazione storica: la prima stagione comincia nel 1912, con l’affondamento del Titanic, e prosegue fino al 1917.
Personalmente apprezzo molto le storie in costume e mi sono incantata davanti allo schermo fin dalla prima inquadratura della casa, una magnifica tenuta della campagna inglese (la Downton Abbey del titolo).

Eccola qui: non è splendida?

Downton Abbey

La serie racconta le vicende delle persone che vivono nella tenuta: l’aristocratica famiglia Crawley (conti di Grantham), la servitù, e le altre figure che gravitano attorno alla casa, e non mancano i riferimenti agli avvenimenti del vasto mondo.
In pratica, mi piace tantissimo come viene ricostruita la vita di una famiglia molto ricca ed aristocratica nell’Inghilterra del primo Novecento, con tutte le regole del caso, e come di contrasto è presentata la vita dei servitori, che vivevano “sotto la casa” e dovevano usare apposite scale di servizio per spostarsi, o che non venivano quasi considerati quando presenti in una stanza. Se avete visto “Gosford Park”, potete avere un’idea di quello che intendo… Se non lo avete visto, anche “Gosford Park” è un bel film che merita secondo me di essere guardato (e così vi lascio due consigli invece che uno soltanto ghghgh).

Gli attori della serie sono tutti bravissimi, ma io in particolare adoro Maggie Smith, in Italia molto nota per il ruolo della professoressa McGranitt nella saga di Harry Potter. Lei è la madre del capofamiglia, ed è davvero un personaggio ben riuscito, sarcastico e molto attaccato alle tradizioni, che mi fa sorridere e a volte proprio ridere con le sue battute!

Non vi racconto molto della trama, perché scoprirla ad ogni puntata è parte del bello di questa serie. In breve: se non l’avete guardata su Rete 4, cercatela, e date un’occhiata: io me ne sono innamorata e, stando a quanto si legge su wikipedia, non sono affatto l’unica.

Poi vi racconterò anche del giocattolino tecnologico nuovo che mi sono regalata per Natale… ma un’altra volta, eh?

TAGS

Un piccolo video per Natale

Il mercatino di Natale è una tradizione, qui a Lugano, da diversi anni: dalla metà di dicembre, fino al 24, tutto il centro della città si riempie di bancarelle e persone. Molto pittoresco, e interessante.

Quest’anno, il Municipio ha organizzato una bellissima animazione nella Piazza Riforma (la piazza principale di Lugano).

Eccovi un video: io lo trovo davvero sorprendente, molto carino! Non siete d’accordo? Il video è girato sulla facciata principale del Municipio, ed è proposto tutti i giorni, dalle 17.30 alle 22.

E con questo video, vi lascio i miei auguri: Buonissime Feste!

TAGS

Lo farò, lo prometto!!

Allora, mentre ancora penso a come scrivere un bel post su un campione di tennis che adoro e che mi lascia sempre con un surplus di emozioni in ogni sua partita, ovvero Roger Federer: l’ho promesso, lo farò! Ma voglio farlo per bene e devo cercare qualche bel video e poi se “sgarro” chi lo sente Paolino/Cattivik ghghghgh.

In ogni caso eccomi qui: sono stata in vacanza per una settimana. Con la malattia ho accumulato un sacco di giorni di vacanza non goduti durante l’estate, che dovevo consumare entro la fine dell’anno… E quindi ho colto l’occasione per rivedere la mia seconda casa, la mia seconda città.
Ho rivisto le amiche, quelle che considero sempre lì per me se ne ho bisogno ma che vedo sempre troppo poco visto che viviamo in città diverse. Certo, internet aiuta, ci si mantiene in contatto più facilmente. Ci sentiamo spesso. Ma vedersi di persona, chiaccherare davanti a un bicchiere di vino e a una fondue, passeggiare un pomeriggio per il centro, vedersi per una birra la sera, beh: mi mancano queste cose a volte. Hanno un altro sapore. Quindi, ecco: sono stata bene. Ho proprio riposato, liberato il cervello, non ho insomma combinato un bel niente o quasi: ma mi ha fatto bene.

Adesso sto leggendo un libro di George R. R. Martin. Questo scrittore è incredibile. È stato una vera scoperta per me. La sua saga medieval-fantasy, intitolata Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, è avvincente. Non pensavo lo sarebbe stata così tanto. Al punto che questa estate ho seguito la prima stagione di una serie televisiva basata sul primo libro dell’edizione originale americana (in Italia hanno fatto qualche scelta strana e alcuni libri americani sono stati smembrati in due libri in italiano).
La cosa che mi piace di più, è la scelta dello scrittore di raccontare gli eventi non secondo un semplice scorrere cronologico del tempo: ogni capitolo ha il titolo del personaggio che lo vive e lo guarda secondo il suo punto di vista. I personaggi a volte si trovano vicini, a volte sparsi per il mondo, e gli avvenimenti a volte accadono in contemporanea, a volte a mesi di distanza. La sera faccio fatica a staccarmene, soprattutto quando il capitolo che segue quello appena terminato si occupa di un personaggio che mi piace… Purtroppo questo significa tirare molto tardi la sera!!!! Se vi interessa qualche informazione in più, eccovi il link alla pagina di Wikipedia. Vi consiglio però di fare attenzione agli spoilers (ovvero, le anticipazioni sulla trama) se le storie fantasy vi piacciono.

TAGS

Il mio quartiere

La RSI ha appena trasmesso un documentario, dedicato al mio quartiere e alla sua storia, dal titolo “Vivere a Molino Nuovo. Tra… tombole, tradizioni e melting pot”.
Molino Nuovo, il quartiere dove sono sempre vissuta a mia memoria, è il quartiere più popoloso della città, e con la maggior percentuale di stranieri. Ci sono tre asili e due scuole elementari, vi trova sede il Cimitero cittadino (che, da poco tempo, ha uno spazio separato anche per le tombe delle persone musulmane), e tre chiese (una di queste, la più piccola, ospita anche la comunità ortodossa). È la sede della multisala cinematografica della città, dello stadio, del percorso vita, dell’Università.

Il documentario mostrava immagini di ieri e di oggi, con interviste alla popolazione e agli autori di alcuni libri di ricordi dedicati alla zona.
Guardare le vecchie foto d’epoca del mio quartiere fa impressione: qui, anche solo 50 anni fa, c’erano per lo più prati immensi, e poche case. Passava il tram, e la Piazza Molino Nuovo era quasi completamente differente da quella che conosco io. Adesso, anche le ultime casette a due piani sono quasi tutte state demolite, e ci sono tantissimi palazzoni.
Ho provato a cercare alcune vecchie fotografie dell’epoca, ma non ho avuto fortuna.

Mio papà è nato e cresciuto qui, e ancora oggi conosce buona parte della popolazione del quartiere, viste le sue molteplici attività all’interno delle associazioni della zona. Io credo che farei fatica a staccarmi da quella che sento come casa mia, una parte essenziale della mia identità. Mi piace praticamente tutto, di questo quartiere. Anche i palazzoni nuovi (quasi tutti… alcuni sono davvero bruttini, eh!).

Ho scoperto che nel quartiere c’è una biblioteca interculturale, che promuove lo scambio di libri in diverse lingue fra la popolazione. Ho scoperto che resistono alcuni artigiani: due fabbri, un calzolaio, un decoratore-stuccatore, un restauratore di mobili.

Alcuni frammenti del documentario, qui (spero che lascino vedere le immagini anche dall’estero… fatemi sapere!!).

TAGS

Romancio, mon amour.

Tornando un momento al tema del post precedente: vorrei poter usare l’applicazione di WP per postare in questo blog. Che le idee a volte mi vengono in mente mentre sono in giro o non ho un computer sottomano. E le app esistono proprio per questo, no??

Passando ad altro.

Sono stata per lavoro a Coira: è la capitale del Canton Grigioni, e vi si parla tedesco e romancio.

Il romancio è una lingua che mi lascia perplessa. sembra di poterla capire, perché ci sono tante parole che assomigliano a parole in italiano, tedesco o francese. Però nonostante tutto, non si capisce mica!!

In ogni caso, Coira è una cittadina piccola, più piccola di Lugano (a proposito: da domenica scorsa, con le votazioni referendarie sulle aggregazioni che abbiamo avuto, Lugano è diventata la terza città svizzera per estensione territoriale… Siamo sempre più grandi :p). Si trova all’incrocio di diverse valli, racchiusa fra le montagne, ed ha un centro storico pedonale, fatto di casette dal tetto spiovente e appuntito, decorate in stile tedesco. Non ho potuto visitarla molto, perché durante il giorno siamo stati impegnati in riunioni e meeting vari, ma quel poco che ho visto mi è piaciuto davvero. Ho anche scoperto che è stata la città natale di Hans Ruedi Giger.

Soprattutto, ho potuto comprare la torta di noci grigionese, che è una specialità ottima! Vi lascio una foto:

È una botta di calorie e di vita incredibile. A volte ci vuole, ecco!

Vi lascio anche un piccolo video per farvi capire cosa è il romancio: è la quarta lingua nazionale!!

Che ve ne pare? Come dicevo, a volte mi sembra di afferrare qualche parola, ma poi finisco per non capire molto.

TAGS

Ho il tuo numero e altro

Ho finito da pochi giorni l’ultimo libro di Sophie Kinsella. È il classico caso di un libro che mi diverte e rilassa, senza impegnarmi troppo. Questa sua ultima fatica si intitola Ho il tuo numero ed è una storia davvero molto divertente. Uno dei libri più divertenti della Kinsella, devo dire. La storia è semplice: cosa succede quando ti rubano il telefonino?

L’idea alla base del libro mi ha fatto riflettere: siamo davvero schiavi e posseduti da questo oggetto? Nel mio caso, è assolutamente così. Il mio cellulare (anzi, dovrei essere più cool e dire il mio smartphone) è parte integrante della mia vita ormai. Contiene tantissime cose, non più semplici numeri di telefono od sms. Contiene mail, le applicazioni per accedere a facebook e a twitter, internet, altre applicazioni che possono servire, come l’elenco telefonico o l’applicazione delle ferrovie (utilissima per sapere orari di treni ed eventuali ritardi!). Anche i contatti delle persone ormai non sono più solo numeri di telefono: si sono aggiunti numeri fissi e cellulari, indirizzi mail, date di compleanno, fotografie, tutto in un’anica scheda legata alla singola persona. È uno strumento che ti permette di essere sempre in contatto. Con chi o con cosa, beh, basta sceglierlo volta per volta. Ricordo la prima volta che ho avuto un telefonino: l’ho comprato più di dieci anni fa, nel momento in cui dovevo trasferirmi per iniziare l’Università. Era una necessità, perché avrei vissuto sola e non avrei avuto un numero di rete fissa. Ricordo anche il “cambio sim” alla frontiera, per evitare di spendere troppo infatti possedevo due prepagate, una per la Svizzera e una per l’Italia. Poi, man mano che ho cambiato cellulare, la scheda italiana è finita nel secondo cellulare che porto sempre con me (meno “performante” dello smartphone ghghghgh) e così posso restare sempre in contatto con gli amici italiani, che possono scegliere dove e come raggiungermi.

In pratica, le lettura di un libro divertentissimo e leggero mi ha portata a riflettere su quanto il cellulare sia ormai per me indispensabile.

In ogni caso, il libro leggetelo. È un vero spasso!

TAGS

83

Cara nonna Lisa,

ti ho pensata tanto, oggi che avresti compiuto 83 anni. Ti penso sempre, eh, ma oggi un po’ di più.
Chissà che avresti detto tu, di queste dimissioni, tu che non amavi particolarmente Berlusconi.
Eri una donna di altri tempi, che dava ancora del “voi” a mio padre, nonostante avesse sposato tua figlia da oltre 20 anni. Che ti preoccupavi di tutti i tuoi figli, anche se facevi fatica a dimostrarlo quando erano presenti. Quante volte, ti ho sentita al tavolo del salotto a borbottare “chissà se sta bene G?”, “Chissà se M è tornato per cena dal lavoro?”. Ma guai, a dire ai tuoi figli “ti voglio bene” o anche solo un “ti sei comportato bene, sei stato bravo”. Forse non si usava allora, e tu eri una giovane sposa, entrata in una famiglia che non ti ha mai amata, ancora meno dopo che sei rimasta vedova ed è mancato l’appoggio vero che sicuramente ti aiutava a sopportare le cattiverie.
Chissà se da lassù hai imparato a riguardare i fatti del passato, tu che quando ero a casa tua, e guardando la televisione capitavo su una trasmissione stile “La grande storia” dedicata al fascismo, mi chiedevi sempre di cambiare canale, che ti venivano in mente brutti ricordi, e io non ho mai avuto il coraggio di chiederti quali fossero.
È ormai passata la mezzanotte, il tuo compleanno è trascorso, ma ci tenevo lo stesso a scriverti.
Quest’anno non sono riuscita a venire al cimitero a trovarti, né il 1° novembre, né per il tuo compleanno, e non potrò esserci nemmeno lunedì. Ma poi mi dico che tu lo sai, che ti penso lo stesso. E mi pensi anche tu, lo so.
Una ninna nanna dolce, per te.

TAGS

Festeggio.

Dopo l’ultima visita medica in ospedale di oggi, e la finale rimozione dell’ultimo pigtail (che mi era stato rimesso il 26 di ottobre dopo frantumazione del maligno calcolo incastrato nel mio corpo da luglio) posso finalmente festeggiare la fine di tutto questo doloroso percorso fatto di alti e anche di bassi, momenti di sconforto e momenti di dolore, momenti di ricaricabatterie e momenti, francamente, di dolce far niente e anche di noia, perché dopo qualche giorno in cui non faccio nulla, io mi annoio! Da mercoledì si torna al 100% al lavoro (adesso sto lavorando solo a metà tempo). E a vivere. Finalmente, niente più stanchezza dopo quindici passi… niente più fastidi di ogni sorta… niente più corpi estranei soprattutto. Basta. Finalmente leggera. Almeno un pochino di più. Ai controlli dei livelli di calcio nel sangue, penserò fra qualche mese: per ora sembrano a posto. E la cicatrice comincia a farsi più pallida. Sole assolutamente vietato per i prossimi 6-9 mesi (ah, certo, io sono una che non fa che prendere il sole e fare lampade… e chi mi conosce e mi ha vista lo sa :p). Comunque meno male, in questo senso, che si va verso l’inverno, e coprirsi non è così difficile.

Il mio saggio al momento è quasi ultimato, mancano sole 2500 battute (una cosa come dieci righe, più o meno) ma devo verificare due dati che vorrei citare e quindi aspetto a scriverle. Sono abbastanza soddisfatta, ma come al solito l’insicurezza mi porta a non esserlo al 100%. Non sono mai soddisfatta del tutto. Ci convivo da sempre, prima o poi imparerò.

Ora un bel video per rilassarsi in compagnia: chi apre le danze?

 

TAGS

Viabilità

E proviamo a “fregare” il blog copincollando un testo formattato. ghghghghgh, grazie per il suggerimento, Aldamar ^^

È cambiato il sito di style. Mi piace come è stato impostato, la grafica è immediata e sembrano esserci diverse novità. Chissà se riusciranno a ricostruire la community il più simile possibile a come era. Io ci voglio credere. E spero in novità stimolanti per noi.

La mia città è un cantiere. Un cantiere grande e un po’ caotico.

Da ieri, una delle strade principali è passata da senso unico a doppia corsia, a una strada a doppio senso, con cambiamenti non indifferenti anche sulla viabilità delle vie nelle vicinanze. Sono sicura che sarà difficilissimo abituarsi, e che la prima volta che riprenderò la macchina e passerò di lì mi sentirò totalmente spaesata.

La viabilità della città verrà completamente stravolta nel corso dei prossimi due anni: in teoria, per migliorare le condizioni del traffico (al momento, insostenibili in alcuni momenti).

Devo dire che il depliant inviato a casa per spiegare il primo grande cambiamento non mi è parso molto chiaro: una piantina con disegnati i nuovi sensi di marcia che confonde più che chiarire… Mah. Ho molti dubbi.

Del resto, lo slogan del nuovo piano di viabilità è “Il futuro, all’inizio, è sempre un cantiere”. Più chiaro di così.

Mi sembra di avere nuovamente bisogno dell’educazione stradale che ci veniva proposta durante le elementari: un paio di volte l’anno, un gentile poliziotto veniva in classe a insegnarci come attraversare la strada, come leggere i cartelli, ecc. Oppure, ci accompagnava presso una scuola vicina, dove è stato costruito un “parco di educazione stradale”: un mini percorso viario, dove dovevamo immedesimarci ed essere di volta in volta un automobilista, un ciclista, un pedone. C’erano le stradine, i marciapiedi, i semafori (funzionanti!) tutto in miniatura, a misura di bambino. Mi divertivo!

PS: ma che è successo alla testata del blog??? Come mai il titolo è tutto spostato a destra????

TAGS